sabato 1 ottobre 2016

oggi vado online


 Ecco, oggi ho deciso di mettere finalmente online e accessibile a tutti questo mio blog.
Non è una scelta facile. Mi domando quali saranno le implicazioni, quali i risvolti. Non tanto sulla mia vita ma su quella di mio figlio. Lui da quando gli ho chiesto che cosa pensasse al riguardo mi ha assillato perché questo giorno arrivasse. Dice che almeno così le persone inizieranno a conoscere e a capire e a lasciarlo tranquillo. Questo mi ha fatto capire ancora meglio il suo disagio interiore e il bagaglio che si porta dietro e che vorrebbe tanto invece abbandonare.
So già che molte delle persone a me vicine mi criticheranno quasi io avessi agito con superficialità e  senza cognizione di causa. Paradossalmente dovrebbero essere quelle più comprensive. Invece spesso ho riscontrato il contrario. Spero comunque con tutto il cuore che parlarne possa servire a qualcosa. Credo che quando si vive l'esperienza di un bambino gender fluid sia impossibile incollargli le stesse etichette che vengono incollate agli adulti. Un bambino non lascia dubbi: ognuno nasce come è. Non sono sfizi, capricci, traumi, mancanze, carenze. Un bambino non può creare pensieri pregiudizievoli.
Un bambino può solo farti sorridere e pensare che gli vuoi bene proprio per i suoi caratteri distintivi e la sua felicità è l'unica cosa che conta. E un bambino fa capire che anche tutti gli adulti "etichettati" sono stati bambini. Quando stiamo per giudicare una persona per la sua identità sessuale, per le sue inclinazioni sessuali e i suoi gusti, cerchiamo sempre di rivedere il bambino che è stato. I bambini hanno spesso la meravigliosa capacità di riportarci alla "verginità del pensiero" liberandoci dal peso della società. Pensiamo alle smorfie e vocine che facciamo in presenza di un neonato, al nostro metterci al "loro" livello nel gioco.... Ecco....io spero con questo blog che quando vi troverete di fronte a una persona transgender voi possiate vedere mio figlio a tre anni col suo vestitino col nido d'ape e il suo sorriso felice!

9 commenti:

  1. Grazie per questo atto di coraggio. Queste testimonianze ci aiutano ad essere persone migliori, a creare un mondo migliore. Le consiglio di vedere un bellissimo documentario dal titolo Valentijn. E' un documentario su una bambina transgender, gli autori l'hanno seguita per più di dieci anni. E' un film difficilmente rintracciabile in Italia ma se mi contatta in privato posso darle una copia. E' molto utile per il suo percorso.

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    1. Buongiorno Francesco, conosco molto bene la storia di Valentijn de Hingh. In realtà seguo le storie di questi bimbi da molto tempo, alcuni da ben prima che diventassero "famosi". Mi hanno aiutato molto a capire davvero. Una cosa infatti è leggere un trattato asettico sulla disforia di genere o le varianti di genere e un conto è osservare un'esperienza reale nella quale ti ritrovi come davanti a uno specchio. Ed è per questo anche che ho deciso di aprire questo blog. Perché spero di poter essere utile a qualcuno.
      Avevo già in programma di scrivere un post dedicato a Valentijn con la traduzione del suo documentario e anche della conferenza che ha tenuto tramite TedxAmsterdam intitolata "Why did I choose". Sono talmente tante le cose belle e utili che voglio inserire (e quasi tutte necessitano traduzione) che mi ci vorrà un po' di tempo, ma piano piano tutto si fa!
      Ti ringrazio ancora

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  2. E' una scelta coraggiosa, ma come in ogni rivoluzione ci vuole sempre un'avanguardia, un nucleo che si apre e si prende in faccia il vento contrario fino a quando il progresso non aiuterà a placarlo (o per lo meno deviarlo).
    In Italia soprattutto queste sono testimonianze che servono, perché i punti di riferimento mancano e molti, troppi galleggiano in mare in balìa del pensiero di maggioranza senza trovare una boa, finendo a soccomberci.
    Il supporto delle famiglie è importantissimo ed è una risorsa preziosa quando e se (si spera di no) nel futuro ci saranno momenti difficili da affrontare per colpa della società.

    Ma come diceva mia nonna..è solo con un mattone dopo l'altro nel corso di anni di fatica che si costruisce una casa.

    Seguirò questo blog con molto interesse.
    Christian (Trans FtM, così, per conoscerci:) )

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    1. Caro Christian, grazie per ciò che hai scritto. So fin troppo bene quanto in Italia manchi un punto di riferimento. A volte comprendo anche chi segue il pensiero della maggioranza. Io credo che per molti non si tratti di rifiuto ma di pura "non-conoscenza". E ovviamente quando non sai come muoverti e sei preso dalle mille cose della tua vita è abbastanza istintivo seguire chi "dice" di sapere. Forse sono troppo ottimista, o forse incosciente, non lo so, ma mi sento fiduciosa. Poi se un giorno vorrai raccontarmi la tua storia sarò strafelice di ascoltarla.
      ti abbraccio

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  3. La disinformazione, intesa sia come mancanza di informazioni che di disponibilità di informazioni spesso errate, incomplete o addirittura scorrette, unita alla mancanza di quella conoscenza che porta a sapere a chi rivolgersi, fanno gran parte del problema.

    E' un po' come avere la febbre e non sapere che bisogna andare da un medico e limitarsi a prendere le vecchie erbe della tradizione. Non è necessariamente sbagliato, anche se può essere fatale se quella febbre è un sintomo di qualcosa di grave, ma di certo sapere cosa fare con più utilità porta le persone ad agire meglio.

    Sono infatti contento di sapere che anche in Italia sono sempre più le famiglie con bambini "gender non-conforming" a rivolgersi a consultori e associazioni.
    Come ci tengono a sottolineare "non sono casi in aumento, ma solo casi che escono dall'ombra" e che c'erano anche prima.

    Purtroppo il "gender fluid" è ancora meno capito della transessualità in senso stretto, specie quando si mantiene anche in età adulta.
    Si capisce il cisgender, si capisce "chi nasce nel corpo sbagliato" ma si capisce meno chi "si sente un po' nel mezzo o nessuno dei due" e a volte segue più la parte femminile e a volte quella più maschile proprio "fluidamente".
    Rimane sempre quel "o sei/ti senti maschio o femmina", un po' come succede con la ghettizzazione dei bisessuali nell'ambito degli orientamenti ANCHE -e molto purtroppo- all'interno della comunità gay. O ti piacciono gli uomini o le donne, se dici entrambi menti o sei quello che vuole il piede in due scarpe, sei promiscuo e tradirai tutti i tuoi partner (???).

    Purtroppo gli esseri umani sanno spesso essere tutto ed il contrario di tutto :)

    Per fortuna la mia storia è piuttosto lineare e tranquilla, grazie alla famiglia che mi è sempre stata vicino, ma se un giorno capiterà gliela racconterò volentieri :)

    Essere troppo ottimisti non è sempre un male. Internet è un grande mezzo e permette di fare molto senza spendere nulla, se non un po' di tempo. Tentare non costa letteralmente niente e alla fine si può sempre dire "io ci ho provato", che è meglio di niente :)

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    1. Caro Christian condivido ogni parola che hai scritto! Bravo!

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  4. Ciao, anche io sono una mamma di un bambino di otto anni, di nome Martino, per il quale non uso alcuna definizione perchè non voglio farlo al suo posto. Vorrei ringraziarti, perchè desidero fortemente che mio figlio possa esprimersi liberamente, senza doversi uniformare o essere giudicato per la collezione di barbie o il braccialetto rosa. Per questo motivo mi auguro che possa incontrare bambini come tuo figlio o mamme come te. Mi piacerebbe molto farmi una lunga chiaccherata con te..intanto grazie. Manuela

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  5. di per sè un bambino maschio o un uomo adulto che ama i vestiti rosa o che ama cose generalmente più amate dalle bambine o dalle donne è sempre un bambino maschio o un uomo, la sua identità di genere resta maschile, i vestiti che ama mettersi non influiscono su questo. i modi di essere maschi sono tanti quanti sono i maschi, e sono tutti validi a prescindere da quanto siano statisticamente frequenti. Idem per quanto riguarda le femmine. Un bambino che gioca coi soldatini e uno che gioca con le bambole hanno gusti ugualmente validi, e la società deve imparre a considerarli tali

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    1. in qualunque modo esprima il suo genere, che quesro modo sia statisticamente frequente o meno, un bambino resta un bambino e una bambina resta una bambina

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